Intervista GialloVerde – DANI

Non esistono incontri casuali.

Da 3 anni alla nostra guida, ci ha fatto sfiorare i playoff il primo, raggiunti poi il secondo anno insieme alla finale di Coppa, della stagione attuale è ancora tutto da capire cosa ne sarà.
Guida atletica e tattica, ma anche spirituale: ogni domenica un rosario.

Un unico, grande, neo: aver portato Carenza in squadra.
Ma visti questi tre anni possiamo tutti chiudere un occhio.
Rullo di tamburi per mister Daniele Borgatti!

1) Quando è stata la prima volta che hai sentito parlare del Dal Pozzo e cosa hai pensato?

D.B: Sinceramente non è facile per me ricordare il momento esatto in cui ho appreso dell’esistenza del Dal Pozzo.. tra i tanti ricordi confusi e un po’ appannati mi viene in mente mio fratello cenare frettolosamente il venerdì sera (talvolta uscire saltando la cena) con qualche bottiglia e 10€ di benzina per la Yaris scassata che avevamo a quel tempo e, alla mia domanda “che programmi hai per stasera” mi rispondeva “vado con gli amici a Vittuone a vedere i ragazzi”. Di quali ragazzi stesse parlando, sinceramente, non ne avevo la minima idea. Ci incrociavamo sulle scale, io rientravo dagli allenamenti (a quel tempo allenavo gli allievi regionali della Castellanzese, fresco di patentino Uefa B, ed ero preso dai preparativi per il mio matrimonio) e non ho mai approfondito il discorso. Penso però di aver preso coscienza reale della bellezza, del fascino e della particolarità dell’universo Dal Pozzo il giorno che vidi le immagini della finale della coppa amatori che si disputò al Ronchi di Saronno. Ricordo di aver pensato “chissà se avrò mai la fortuna di allenare una squadra seguita, amata e supportata da un tifo così..” beh, di lì a poco (un paio d’anni), il sogno si è avverato e devo dire che, nonostante questa sia per me la terza stagione sulla panchina gialloverde, capita di sorprendermi ancora di esser stato scelto per questo incarico. È qualcosa di inspiegabilmente bello.

2) In questi tuoi tre anni nel fango della terza categoria hai ottenuto parecchie incazzature, tante belle vittorie e qualche bruciante sconfitta. La vittoria più appagante? E la peggior sconfitta?

D.B: Beh, difficile scegliere tra le vittorie quale sia stata quella più significativa e appagante, sicuramente so quale sconfitta brucia ancora dentro di me.. la sconfitta ai rigori in finale di coppa lo scorso anno è stato il punto più alto della nostra giovane storia e allo stesso tempo un momento sportivamente doloroso e ancora difficile da digerire. Tuttavia sarebbe sbagliato definirla come la peggior sconfitta, poiché quel giorno, risultato a parte, uscimmo dal campo tutti vincitori.

Da mister quindi ti dico la sconfitta in casa per 4-1 contro il calcio San Giorgio, e ti spiego perché.. risale alla mia prima stagione sulla panchina gialloverde; dopo aver perso all’esordio in casa in maniera a dir poco rocambolesca, venivamo da 5 vittorie consecutive ed eravamo primi in classifica. Quel giorno decisi di fare un pranzo prepartita in osteria con la squadra, provando ad aggiungere un po’ di professionalità sportiva che pensavo potesse giovare ai ragazzi: sana alimentazione, passeggiata in gruppo post pranzo, riunione tecnica prima di andare al campo. Il risultato (i presenti se lo ricorderanno) non fu quello sperato. Una sonora scoppola in casa nostra, la prima (e penso anche l’unica degli ultimi 3 anni) sconfitta così netta. Non scendemmo praticamente in campo. Fu un duro colpo da incassare, viste le premesse.

Però i ricordi positivi sono tanti, e le vittorie belle che hanno segnato giornate di festa anche! Ricordo con piacere una su tutte, la serata di coppa dello scorso anno a Desio, vincemmo 4-0 in 10 uomini per un tempo, con un tifo sugli spalti pazzesco, e una garra in campo da applausi.

3) Avendo allenato questo splendido gruppo di calciatori, pensi di esserti avvicinato di più alla categoria dei domatori circensi o degli allevatori di bestiame?

D.B: In queste 3 stagioni penso di aver allenato qualsiasi tipo di giocatore. Devo dire però che da ognuno di loro ho imparato qualcosa, non sempre qualcosa di positivo, ma non c’è stato giocatore che non abbia “lasciato il segno”.

A volte vederli giocare mi mette i brividi, facciamo partite durante l’anno in cui sembriamo un gruppo di persone reclutate a caso la sera prima. Altre volte però, ti ripagano con prestazioni di cuore e carattere che ti ricordano perché, tutti gli anni, alla fine decidi di continuare ad allenarli.

4) Come ti aspetti di ritrovare i tuoi giocatori dopo la sosta, temprati e conservati perfettamente dalle restrizioni imposte dalla quarantena (soprattutto dalla chiusura di tutti i bar), oppure imbolsiti e appesantiti dagli abusi indotti dall’isolamento (perchè essendo il bar un luogo metafisico, ognuno può trovarlo dentro di sé… o della propria sala, cucina, camera da letto, bagno….)?

D.B: Considerato che sono ingrassato 4 kg nelle prime due settimane di quarantena, sono preoccupato per i fiumi di alcol che potrebbero scorrere nelle vene dei ragazzi al termine di questa sosta forzata! Battute a parte, spero si torni a giocare, per finire la stagione e regalarci ancora qualche giovedì e domenica di forti emozioni, senza dover aspettare settembre.

5) Un gol, una scivolata, un rutto, una sbronza, una bestemmia. Raccontaci il tuo ricordo più bello legato al gialloverde.

D.B: La franata collettiva al gol di Dezio negli ultimi minuti della semifinale di ritorno a Valbrembo è l’immagine più bella che porto dentro in questi 3 anni e penso racchiuda e descriva perfettamente cosa significhi avere un cuore gialloverde.

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