Intervista GialloVerde – GIAE

Il capitano è il faro che segna la rotta, che porta la ciurma a destinazione. Il nostro puoi star certo che lo farà, in una maniera che nessuno si sarebbe mai aspettato, anche perché quale sia la nostra destinazione, nessuno lo sa!Sempre pronto a condurci attraverso mondi e esperienze®, tra lanci e scleri, sassate e intuizioni, grappini e toscanelli, tackle e bestemmie: chi l’ha detto come dev’essere un faro? Può essere luccicante o può essere un faro nero! Ecco a voi il Giae, avanti ciurma!

 

1) Quando è stata la prima volta che hai sentito parlare del Dal Pozzo e cosa hai pensato?

G.B: La prima volta che ho sentito parlare di Dal pozzo è stata di Masnada Ultras e di GS Dal pozzo amatori. Che dire, Ultras e feccia, da subito tifosissimo e di parte.

Entusiasta sin dai primi passi Masnada, ho avuto la fortuna di seguire le vicende iniziali, tra un pranzo e l’altro di venerdì, con mio cugino Paolo. Masnadiero semi-Presidenziale. Gente che conta insomma.

Oltre a sapere della presidenza statutaria del Grande PresRicio, ex compagno di scala antincendio delle superiori.

Da lÌ a poco, diversi amici giocatori del grande GS. Su tutti lo storico Capitano Massimo De Marchi e l’eclettico portierone d’altri tempi, Riccardo Cosi.

Ricordo su tutto, le prime trasferte infrasettimanali serali, le uniche per me possibili. Timidi e in disparte, ma memorabili.

 

2) Un capitano di terza categoria: kipsta ai piedi, Lada al volante ed occhiata terroristica sempre pronta, per tenere a bada  avversari schiumanti, arbitri erranti e dirigenti da tso. Ci racconti qualche episodio, che ci faccia assaporare lo stesso sapore di fango che sentite voi in campo?

G.B: Un episodio che racchiude le mie grandezze, è avvenuto proprio nella prima trasferta. Lada smagliante, Svolash e Banfi passeggeri, un paio di bottiglioni di rosso ignari del bar (non ancora Grande Zabar al tempo) e via, freschi per Vittuone a seguire il GS.

Caso vuole che incappassimo nel memorial Guccio e ciurma al completo.

Spettacolo sugli spalti, molto meno in campo come da tradizione.

Fine primo tempo siamo sotto male, complice incomprensione cap-portiere sopra citati.

Ma è proprio prima del rientro in campo che dal parcheggio, un botto legalissimo cambió le sorti della serata.

Si vocifera per mano di fans seccati di Mike Buongiorno, ma mai appurato.

Alla ripresa: Avversari storditi, ragazzi carichi su ogni centimetro e grinta da vendere.

Partita ribaltata a suon di Pignahimovic e grande festa (quella ad ogni modo).

Per me quel tuono fu l’inizio della storia. Oltre a ricordarmi e significare qualcosa in piu.

Ah Fango non ce n’era, campo sintetico bello ma triste.

 

3) Anche tu, come Gallu, hai avuto un trascorso calcistico decente, prima di finire impantanato in questo progetto inconcludente e nonsense. Cosa pensi di aver sbagliato per esserti meritato Benio e Care come terzini?

G.B: Niente! Il pallone è sempre stato cosa serissima a casa mia.

Da ragazzino ultrà del Milan con Bio-grafie. Quando andava male con i soldi per l’abbonamento e agli ingressi, si prendeva 3o anello blu e ci si buttava dal plexiglas In curva.

I trascorsi di campo invece mi hanno più allontanato a esser sincero.

Dall’Eccellenza, toccate tutte le categorie dilettanti a scendere, per qualche soldo o stupide velleità.

Mi sono divertito ma di base mi ha sempre pesato l’individualismo regnante. Come a scimmiottare e male il calcio di vertice. Dura da accettare per me, a tutto tondo.

Sicuramente esperienza.

Non vale un giorno dei 4 anni di nonsense Dal Pozzo.

A volte forse si, mi mancano quei 2 passaggi più sensati o la presenza costante dei compagni agli allenamenti.

A me inconcepibile per la realtà che abbiamo la fortuna di viverci e per il minimo dell’impegno calcistico richiesto, tradotto quasi al solo piacere.

Qualche occhiataccia ma Care e Begno in questo ottimi.

Begno talenti nascosti..

 

4) Pullman per Firenze, pullman per Valbrembo. Affinità e divergenze

G.B: Stesso pullman. Ma a Valbrembo erano due.

Quello Lebowsky, ancor prima di diventare giocatore di mister Rillone.

Grandi i fiorentini, Esempio per noi risaputo e discusso.

Gasato come mai nelle tre trasferte negli anni. Oltre alla curva Pozzi chiaro, mi ha colpito il veleno e la grinta con cui la squadra entra in campo. Cuore e Unione, come una cosa sola. Stupendo.

Valbrembo, indimenticabile.

sapevamo dove stavamo andando. Tutto iniziò però con l’arrivo del secondo pullman al campo. Quello solo tifosi. Mi avvicinai alla rete verso il signor Carlo e Quara, i primi. Ero teso anch’io stranamente, ma la loro non si descriveva. guardandoli mi venne istintivo mettermi a ballare a suon di musica dagli autoparlanti, come a stemperare, ridendo Kipsta ai piedi.

Da lì in poi è storia: pullman davanti alla porta fino al loro gol nel secondo tempo.

Da lì a poco, classica mia punizione sulla barriera respinta,

recupero mio insperato incoraggiato da pres ricio guardalinee, palla a daga che a occhi chiusi pesca Dezio e palla che entra solo per il boato dei ragazzi da fuori. Più parata indimenticabile finale di Gallu per sigillare il pari.

Quella sera certo; una cosa sola anche noi.

 

5) Un gol, una scivolata, un rutto, una sbronza, una bestemmia. Raccontaci il tuo ricordo più bello legato al gialloverde.

G.B: Di ricordi più belli legati al gialloverde vi ho massacrato fino adesso.

Ma due su tutti mancano:

Il primo, una Pezza esposta a Marnate Nizzolina alle mie prime partite in maglia. 12 convocati quel giorno, Coto infortunato-pronto in panchina.

LOTTA SU OGNI PALLONE CON CUORE GRINTA e CON PASSIONE

Questo è quello che da lì in poi porto in campo e provo a trasmettere ai ragazzi da quel giorno ad oggi.

 

Il secondo è la Finale di Coppa.

Nella sconfitta avervi sentito vicini, tutti. Dagli spalti insieme nel finale,

Da Bertu Teo in campo, al DS Wappi negli spogliatoi, a mister Borga e compagni. Al rientro in macchina con Bertu J, fino alla chiusura in festa rasi ai partigiani, con Quara e megafono in mano a cori di GIAE FAI SCHIFO!

 

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