Intervista GialloVerde – ANTONIO SILVA

Oggi abbiamo l’onore di intervistare un altro tifoso d’eccellenza: professore e preside al Liceo, storico presentatore del premio Tenco, uomo di cultura e fonte di mille aneddoti. Da Sindaco di Ceriano Laghetto (quindi anche della Frazione del nostro cuore) ci ha regalato un CCCP (leggere per credere) e un Presidente (scusate se è poco). Ecco a voi il mitico Antonio Silva!

 

ps: abbiamo anche approfittato dell’occasione per chiedergli di mandarci un ricordo di Gianni Mura, recentemente scomparso, e al quale era legato da una sincera amicizia.

Allora in calce ecco il ricordo di Gianni Mura scritto questa mattina da Antonio Silva

1) Quando è stata la prima volta che hai sentito parlare del Dal Pozzo e cosa hai pensato?

A.S: Non ricordo esattamente quando ne ho sentito parlare per la prima volta, ma mi è parsa subito una bella idea.
Non amo il mondo del calcio professionistico, ma l’idea di una squadra “popolare” mi
sembrò una nobile iniziativa.

 

2) Preside al Liceo e presentatore del Premio Tenco. Avendo una profonda conoscenza in quanto a talento e teppismo, ci dai un giudizio da esperto sulle performance degli ultras?

A.S: Spesso, dagli spalti, osservo l’atteggiamento del pubblico. Le reazioni vanno dallo stupito
al preoccupato per gli slogan dei nostri ultras. Standoci in mezzo ho scoperto che sono
ragazzi meravigliosi, pur con qualche eccesso non sempre condivisibile.
Ma trovo che la loro etica, che per esempio impone di evitare gli insulti all’arbitro e agli
avversari, abbia una forte valenza educativa. In quel mondo, quello delle curve,
caratterizzato da violenza e intolleranza.

 

3) Da Sindaco di Ceriano invece hai dato vita al Centro Civico Comunale Polivalente, sento un messaggio fra le righe, puoi aiutarci a decifrarlo?

A.S: CCCP era la sigla con cui veniva indicata l’Unione Sovietica. Allora nessuno si accorse
del gioco di parole nascosto. Io ero iscritto al P.C.I. (Partito Comunista Italiano) e, in
quegli anni, la Russia – per i comunisti – era un mito. Poi abbiamo scoperto i guasti del
comunismo sovietico. Bisogna però sempre ricordare che il Partito Comunista Italiano è
stato, non solo per la mia generazione, una grande scuola di democrazia, di libertà e di
solidarietà.

 

4) Da intenditore di tattica: consiglieresti a mister Borgatti di adottare la “salida lavolpiana” o preferisci uno schieramento con il doppio pivot?

A.S: In realtà non sono un intenditore. Anzi. Avevo finalmente capito come funzionasse il
fuori gioco e mi han cambiato le regole. Non voglio cadere nel tranello per cui ogni
italiano si sente un mister. Come diceva la mia mamma: “ogni offellée el fa el so
mestée.”

 

5) Un gol, una scivolata, un rutto, una sbronza, una bestemmia. Raccontaci il tuo ricordo più bello legato al gialloverde.

A.S:Uno recentissimo. La partita di Coppa Lombardia contro il Figino, con il goal segnato
all’ultimo minuto che ci ha dato il pareggio e la successiva vittoria per un rigore di scarto.
Roba da cardiopalmo.
Uno commovente: gli slogan antifascisti, il 25 aprile durante la finale di Coppa. Il che
testimonia la grande intelligenza della Masnada nel sottolineare i veri “valori in campo”.
Uno da brivido: Marco, detto il Rosso, ogni volta che lancia “sciolgo le trecce ai cavalli”.

6) Per chiudere domanda secca: Ricio fa schifo?

A.S: Come ogni padre sono orgogliosissimo di mio figlio. Lui, con me, è molto schivo
quando si parla del suo impegno nella squadra. Spero che da presidente ci porti davvero
in Oriente. E non siamo molto lontani, a giudicare dai risultati dei nostri gialloverdi.

 

GIANNI MURA

Quando ci conoscemmo e scoprì che abitavo a Ceriano Laghetto, mi raccontò che suo padre era stato – negli anni ’60 – maresciallo dei carabinieri a Cesano Maderno. E che, per la sua bravura nelle indagini, era stato soprannominato “il Maigret della Brianza”.

Quando poi scrisse il suo primo romanzo giallo (Giallo su Giallo, Feltrinelli 2007), ambientato durante il Tour de France, chiamò Magrite il commissario che indagava sui delitti lì commessi. Nome, anzi cognome, che contiene un triplice omaggio. Al personaggio creato dallo scrittore Georges Simenon, commissario Maigret del cui cognome è anagramma. Al padre Antonino – Maigret della Brianza, appunto, ma che in gioventù era stato staffetta partigiana – cui il giallo è esplicitamente dedicato. E, per assonanza, anche al grande pittore belga Magritte. Di più, perché il commissario Magrite di nome fa René, come il citato pittore.

Ecco questo era un tratto inconfondibile di Gianni Mura: scavare le parole, giocare con le parole cercando e trovando significati e legami a spaziare in tutti i campi della cultura.

Altro suo tratto inconfondibile: l’apparente rudezza era solo la crosta di una reale timidezza e di una grande delicatezza.

La rudezza la sfoderava quando c’era da fare delle scelte. E chi leggeva la sua rubrica domenicale su Repubblica, “Sette giorni di cattivi pensieri”, sa che la scelta era una: stare dalla parte giusta. Ieri una sua amica/collega ha scritto di lui. “Amava gli irregolari, la libertà, i romantici, quelli che si buttano a salvare l’amico anche se non sanno nuotare”.

Ma ciò che lo caratterizzava dal punto di vista intellettuale  era una bagaglio di cultura, conoscenze, competenze sbalorditivo. Oltretutto, sostenuto da una memoria strepitosa. Gianni Mura non sapeva solo di sport e di enogastronomia. Campi nei quali era un maestro indiscusso.  Sapeva tutto.

Il suo divertimento era sfidare gli amici con le micidiali mnemoniche. Si sceglieva un argomento piuttosto preciso, metti gruppi musicali, poi una lettera dell’alfabeto e quindi bisognava elencare, a turno,  gruppi il cui nome cominciasse con quella lettera. Chi restava a secco per primo, perdeva. Non ne ho mai vinta una, neppure quando combattevo in coppia, due contro uno, con il suo collega Luigi Bolognini.

Ma Gianni era soprattutto l’amico.

Nella cronaca giornalistica della tappa del Tour de France uscita su Repubblica il 4 luglio 2005 (cronaca che entrò pari pari nel giallo succitato) ad un certo punto racconta di aver acquistato un cd di canzoni tradizionali di marinai bretoni e commenta: “Conosco una sola persona capace di ascoltarlo tutto, ed è Antonio Silva, presentatore delle serate del Club Tenco. Salute.” Nessuno capì, né avrebbe potuto capire, quel “salute” finale. In realtà Gianni sapeva che il giorno dopo sarei stato sottoposto ad un intervento chirurgico. E mi mandava dal Tour, tra le righe, i suoi auguri.

 

 

 

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