#annibuttati in pillole (episodio 2) “IN TRASFERTA SENZA FARE IL BIDET. MANGIATOIA E OLD TRAFFORD…”

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Quando il germe gialloverde cominciò a diffondersi, nelle sere di fine estate al campetto di Dal Pozzo non si parlava d’altro che del calendario di partite della stagione successiva. Quel calendario era una sorta di mappa del tesoro che avrebbe indicato la rotta da seguire a tutta la ciurma. L’epicentro di quell’attesa era certamente il derby in trasferta con l’Origgio che prevedeva un’organizzazione di almeno un paio di settimane, tra l’ideazione della coreografia e la preparazione del tradizionale corteo in “terra nemica”. Il resto delle trasferte era costellato di avventure in terre lontane, sperdute tra improbabili campetti nella periferia ovest di Milano. A chi abita in quelle zone potrebbe essere capitato, in quegli anni, di vedere passare la ciurma gialloverde festante (con tanto di bandieroni e clacson) per celebrare una sonora sconfitta (?!), oppure di incrociare una ventina di disperati intenti a scavalcare (con fatica) un muro di tre metri per uscire dallo stadietto in cui erano rimasti intrappolati, chiusi dentro da un custode un po’ troppo intransigente per l’interminabile goliardia della Masnada di quegli anni. Tanti i ricordi di quell’epoca, tutti legati a dei luoghi romantici, quei campetti di periferia a cui eravamo soliti assegnare dei nomi per esaltarne la narrazione. Tra questi, alcuni più di altri sono rimasti scolpiti nella nostra memoria collettiva: l’Old Trafford di Vittuone ad esempio, era un luogo magico. Si era meritato quel soprannome grazie ai suoi spalti sopraelevati e all’imponente copertura in cemento che faceva rimbombare ogni coro, tanto che a quei famosi 9 pareva quasi di essere in 18. In quell’atmosfera “all’inglese” ci innamorammo per la prima volta dell’odore del fumo delle torce. E poi c’era la Mangiatoia di Arluno, un luogo altrettanto poetico ma totalmente fatiscente, tanto da essere degno di essere soprannominato come l’umile dimora natia di nostro signore. Di certo, quando vi giocava il Dal Pozzo, asini e buoi non mancavano. Costruzione antica più di mezzo secolo, la Mangiatoia aveva degli accoglienti spalti in amianto che avrebbero allontanato chiunque sano di mente, ma non di certo quella Masnada di pazzi. Quando i custodi del campo compresero la cosa, provarono ad allontanarci con un assurdo cartello (scritto su Word) appeso alla porta d’ingresso. Poco male, ci accomodammo in un piccolo parcheggio sulla strada adiacente al campo, da cui ci separava solamente una vecchia cancellata di ferro arrugginito e lì vivemmo una delle partite più emozionanti di quegli anni: la semifinale di coppa amatori vinta ai rigori proprio nella porta vicino a noi. Ne seguì un marasma collettivo, con i giocatori che correvano verso i tifosi e viceversa, finché il vecchio cancello arrugginito che li divideva non cedette e venne giù. Fu allora, in quel folle abbraccio collettivo, che capimmo che c’era qualcosa che andava oltre la semplice follia.
#annibuttati #rovescialaprospettiva

Per saperne di più riguardo la campagna:
https://fcdalpozzo.com/anni-

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