#annibuttati in pillole (episodio 6)“SONO ANNI BUTTATI COSI’, CON GLI AMICI A BERE PASTIS PUOI TOGLIERCI IL CAMPO MA NOI SIAMO SEMPRE QUI”

Una volta issata la bandiera e preso il largo, la nostra ciurma si trovò fin da subito nel bel mezzo di una tempesta. I sedici Daspo presi in Terza Categoria ci valsero un record difficilmente eguagliabile. I giornaletti della zona, solitamente impegnati a destreggiarsi tra il racconto di pericolosi ragazzini che giocano a pallone tra i palazzi e una segnalazione di una crepa nel marciapiede, rimasero elettrizzati da un’occasione tanto succosa. Il fatto venne narrato con toni apocalittici, tanto che la notizia rimbalzò anche su giornali ben più conosciuti (qualche nostro illustre rappresentante si ritrovò addirittura stampato sulle pagine sportive di qualche quotidiano nazionale). I pericolosi ultras erano giunti in città, una mandria di scapestrati senzadio pronti a seminare il terrore nella tranquillità della provincia. Fu così che conoscemmo il lato più subdolo della macchina repressiva, che va ben oltre le semplici sanzioni, comunque pesanti, per i singoli individui. È un meccanismo più generale, atto a screditare o etichettare a priori qualsiasi situazione o progetto autogestito. In un simile contesto, trovare un nuovo campo di casa per sostituire quello di Turate che ci era stato tolto, non fu facile: i pochi gestori di un campo che avevano accettato di sedersi al tavolo con noi ci chiesero delle caparre dalle cifre assurde per riparare eventuali danni. Per un mesetto fummo una squadra senza campo, gironzolando per la provincia costretti a giocar sempre in trasferta. Nel frattempo la FIGC aveva deciso di far censurare (con relativa multa salata) la scritta in supporto ai diffidati sulle nostre maglie da gioco.
Insomma, ci trovavamo nel pieno della burrasca, eppure proprio allora qualcosa di meraviglioso accadde: la ciurma si compattò, in campo si correva il doppio anche per i diffidati, in curva si tenne duro nonostante le numerose assenze. Ci si ritrovava a cantarci su (“Io, vagabondo che son io, io un campo non ce l’ho…”) e ogni domenica si vedevano facce nuove sugli spalti. In quell’assurdo periodo tanti ragazzacci del circondario si affezionarono al progetto portando nuovo entusiasmo o, perlomeno, portando qualcosa da bere (come nel caso dei mitici Gopnik, che introdussero in curva una druida bevanda tuttora in voga, il Pastis). Allo stesso tempo, dall’esterno ricevemmo tantissimi atti di solidarietà: gli striscioni di sostegno esposti da Firenze a Lecce, persino le collette organizzate dai gruppi amici per le spese legali dei diffidati; e poi ancora, le molte serate benefit organizzate nei luoghi autogestiti della zona, che spesso si trasformavano in occasioni di confronto con realtà di tifo ben più grandi della nostra, che da anni si trovano a lottare quotidianamente con la repressione in ogni sua forma. Momenti di crescita importanti, che ci hanno fatto capire che la pioggia non è evitabile perché navigare nella tempesta è il destino di chi, come noi, ha scelto di andare in direzione ostinata e contraria. Imparare a navigare nella burrasca, insomma. In altre parole, puoi toglierci il campo ma noi siamo sempre qui!
#annibuttati #rovescialaprospettiva

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ANNI BUTTATI

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