Probabilmente la peggior squadra del pianeta

Ogni anno, da cinque anni, proviamo a sforzarci di spiegare ai nuovi calciatori cosa significhi giocare per il Dal Pozzo. Impresa che puntualmente ci fa sudare le cosiddette sette camicie.

Facile, a dirsi. La squadra coi tifosi, il terzo tempo, i cori, le cene, la goliardia.

Tutto qua? Ma no, anche l’antirazzismo, la socialità, insomma ci siamo capiti, no?

– No.

La questione non è di lana caprina, ma di sostanza.

Come spiegare il perché di tutto questo dispiegarsi di energia attorno al nome della frazione Dal Pozzo? Che sia forse la squadra composta dagli abitanti di Dal Pozzo?

No.

– Nemmeno questo?

– E allora: perché?

Non possiamo prevedere il futuro, al momento potremmo diventare tutto e il contrario di tutto. Ma proviamo a dare risposta alle grandi domande, provando a scattare un’istantanea che abbracci l’essenza del nostro progetto.

Alle volte capita di conoscere anche nell’ultimo campionato federale società affascinanti, con una filiera calcistica che parte dai primi calci e sfocia naturalmente in prima squadra, è sicuramente qualcosa a cui ambire, con quella velleità che mai ci è mancata. In fondo, a Dal Pozzo non c’è mai stata una scuola calcio, tanto meno squadre giovanili. Ma se è per questo nemmeno una prima squadra iscritta in FIGC prima che un gruppo di sciroccati ci provasse, e ci riuscisse.

Bello sognare, e bello anche organizzarsi per trasformare i sogni in orizzonti.

– Ok, ma ora?

– Ora cosa rappresentate?

A questa domanda ci sarebbero un milione di risposte, e tutte quante probabilmente valide.

Vi anticipiamo che nelle prossime settimana proveremo ad inaugurare una nuova rubrica, dedicata alle diverse anime gialloverdi, da chi in questi anni è stato folgorato, a chi è rimasto in qualche modo incastrato nel dedalo di passioni, insomma le diverse angolazioni con cui possiamo guardare a ciò che siamo.

– Tutto qua? Non ci dite qualcosa? Venditori di fumo come tutti?

Di fumogeni sicuramente. Proviamo un abbozzo, allora.
Tolto l’aspetto campanilistico strictu sensu, effettivamente cantiamo fino a sgolarci ogni maledetta domenica. Campanilismo quindi, ma di altro tipo.

Non abbiamo granchè, a Dal Pozzo, ma nemmeno in altri paeselli o cittadine della zona.

“Qui non c’è il mare”, e “in fabbrica non ci voglio andare”, cantano gli Statuto. Uno dei territorio più abbrutiti che ci siano, infestato dal perbenismo, noioso e borioso.

Difficile sentirsi orgogliosi, le tradizioni – dai dialetti alla cucina – sono stati quasi totalmente estirpati, non da chi si è trasferito da altri luoghi, ma dai grandi movimenti del capitale che ha reso il nostro uno dei territori più urbanizzati e messi a profitto.

E allora, se le squadre di calcio del circondario tagliano solitamente il territorio in senso geografico – e spesso lo fanno in maniera rispettabilissima – noi abbiamo provato a segmentare il territorio in maniera alternativa, andando a trovare, o essendo trovati, da persone diverse in tutto e per tutto, ma tutte deluse dal mondo del calcio, dalle piccole parrocchiette, dai soldi che girano già nelle nostre longitudini calcistiche, dalle promesse tradite. Con un senso di rivalsa, e con l’orgoglio di ritrovarsi sugli spalti, come in campo, da diverse latitudini.

a noi cani sporchi più volte delusi
rimasti bastardi tra mille carezze
ci prende la voglia di aprire le mani
di unire alle vele le nostre bandiere

Tanti gli incontri casuali di questi anni, incontri casuali che alle volte si sono trasformati in fondamenta del nostro progetto. Difficile altrimenti il motivo per cui qualcuno si faccia ogni martedì e venerdì decine di chilometri per allenarsi, o perché qualcuno se li faccia il giovedì e la domenica per aggiungere la propria voce a quella degli altri, o perché al termine di noiose ma stancanti giornate lavorative qualcuno si ritrovi per organizzare una cena o per gestire la società.

E’ il tocco della magia.

Domenica, noi del Dal Pozzo (frazione di circa 700 abitanti e senza pagina su Wikipedia), andiamo a giocare contro il Giussano (paese di 26mila abitanti risalente al VI a.C. – grazie pagina di Wikipedia). Noi secondi affrontiamo la prima. Ci separano due punti, e ce ne sono tre in palio.

Ora è tutto chiaro, no?

– No, non è chiaro nulla. Ma perché lo fate? Ma chi siete?

DAL POZZO!